mercoledì 7 marzo 2018

selvaggi (rewilding) - george monbiot



Possono i lupi cambiare il corso dei fiumi? E le balene tenere sotto controllo la CO? Può la reintroduzione dei grandi predatori far aumentare esponenzialmente la flora e la fauna, la biodiversità? 
Un Serengeti davanti alla porta di casa è il sogno del rewilding, la rinaturalizzazione. 
Rewilding vs. conservazione = ecosistema funzionante vs. ecosistema organizzato.
“Noi non miglioriamo un ecosistema gestendolo, ci limitiamo semplicemente a cambiarlo.”
Un viaggio del cuore, in kayak nel canale d’Irlanda e a piedi, dall’Amazzonia all'Africa orientale, a Yellowstone, alle foreste della Slovenia, le brughiere del Scozia e del Galles. Ma anche attraverso le nostre abitudini, la nostra ‘noia tecnologica’ e il nostro concetto di  conservazione, che è spesso culturale, volto a favore dall’agricoltura e dell’opera umana più che della biodiversità.
Il rewilding è la capacità della natura di rigenerarsi se lasciata in pace, la sua capacità di riappropriarsi dei territori ‘gestiti’ dagli umani, restituendo una ricchezza inimmaginabile, una ricchezza sotto tutti gli aspetti, anche economici. 
Un viaggio attraverso le cascate trofiche, dove i grandi animali e i predatori d’apice impongono dall'alto cambiamenti nell’ecosistema, arricchendolo.
“I predatori d’apice non si limitano a sopprimere le popolazioni che senza di loro diventerebbero infestanti, ma ne alterano il comportamento.”
La rinaturalizzazione entra in collisione con una logica radicata, dove troppo è dato per scontato, come i sussidi all’agricoltura, ormai insostenibile, che produce meno di un quarto dei redditi della fauna selvatica, nonostante occupi un’area immensamente maggiore. E ce n’è anche per la pesca. Se la reintroduzione dei lupi ha cambiato il corso dei fiumi a Yellowstone park, la distruzione della tridimensionalità dei fondali da parte delle reti a strascico ha modificato le carte nautiche. Eppure, scrive Monbiot, è proprio dal mare che possiamo aspettarci i risultati migliori. Quando il mare viene lasciato in pace si rigenera ancor più velocemente del territorio. Purtroppo, lo sa bene Monbiot, il rewilding è imprevedibile e difficilmente troverà consenso nella logica moderna:
 “A differenza del conservazionismo, non ha un obiettivo fisso: non è guidato dai gestori umani ma dai processi naturali. Non vi è alcun punto d'arrivo prevedibile.”
Scientificamente ben documentato (Monbiot è un famoso columnist per The Guardian, è stato corrispondente per la BBC ed è laureato in zoologia) Rewilding è all’altezza di altri due capolavori sull’ambiente: ‘Armi acciaio e malattie’ e ‘Collasso’, di Jared Diamond, ma con un piglio meno spocchioso, più personale, e decisamente più onesto sul riscaldamento globale. Quello di Monbiot è un viaggio fisico, denso di emozioni, oltre che scientifico. Rewilding è un libro d’avventura, la più grande avventura dell’umanità sul ‘che fare?’ con la natura:
“Voglio vedere il lupi perché sono i mostri necessari alla nostra mente, abitanti di un mondo più emozionante del nostro”
Una piccola nota sulla traduzione: non è all'altezza del linguaggio di Monbiot, alcuni termini sono errati. Si poteva fare molto, molto meglio su un libro di questa portata.